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Main.GramsciQuadarno9P53r1.1 - 21 Dec 2004 - 19:24 - TWikiGuesttopic end

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Gramsci, Q 7 §53

Qualcosa c'è di mutato fondamentalmente. E si può vedere. Che cosa? Prima tutti volevano essere aratori della storia, avere le parti attive, ognuno avere una parte attiva. Nessuno voleva essere «concio» della storia. Ma può ararsi senza prima ingrassare la terra? Dunque ci deve essere l'aratore e il «concio». Astrattamente tutti lo ammettavano. Ma praticamente? «Concio» per «concio» tanto valeva tirarsi indietro, rientrare nel buio, nell'indistinto. Qualcosa è cambiato, perché c'è qui si adatta «filosoficamente» ad essere concio, che sa di doverlo essere, e si adatta. È come la quistione dell'uomo in punto di morte, come si dice. Ma c'è una grande differenza, perché in punto di morte si è ad un atto decisivo che dura un attimo; invece nella quistione del concio, la quistione dura a lungo, e si ripresenta ogni momento. Si vive una volta sola, come si dice; la propria personalità è insostituibile. Non si presenta, per giocarla, una scelta spasmodica, di un istante, in cui tutti i valori sono apprezzati fulmineamente e si deve decidere senza rinvio. Qui il rinvio è di ogni istante e la decisione deve ripetersi ogni istante. Perciò si dice che qualcosa è cambiato. Non è neanche la quistione di vivere un giorno da leone o cento anni da pecora. Non si vive da leone neppure un minuto, tutt'altro: si vive da sottopecora per anni e anni e si sa di dover vivere così. L'immagine di Prometeo che invece di essere aggredito dall'acquila, è invece divorato dai parassiti. Giobbe l'hanno potuto immaginare gli ebrei: Prometeo potevano solo immaginarlo i greci; ma gli ebrei sono stati più realisti, più spietati, e anche hanno dato una maggiore evidenza al loro eroe.
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