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Main.GramsciQuaderno7P35r1.1 - 20 Oct 2004 - 20:37 - TWikiGuesttopic end

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Gramsci, Q 7 §35

Che la «natura umana» sia il «complesso dei rapporti sociali» è la risposta più soddisfacente, perché include l'idea del divenire: l'uomo diviene, si muta continuamente col mutarsi dei rapporti sociali, e perché nega l'«uomo in generale»: infatti i rapporti sociali sono espressi da diversi gruppi di uomini che si presuppongono, la cui unità è dialettica, non formale. L'uomo è aristocratico in quanto è servo della gleba ecc.... Si può anche dire che la natura dell'uomo è la «storia» (e in questo senso, posta stora = spirito, che la natura dell'uomo è lo spirito) se appunto si dà la storia il significativo di «divenire», in una «concordia discors» che non parte dall'unità, ma ha in sé le ragioni di una unità possibile: perciò la «natura umana» non può ritrovarsi in nessun uomo particolare ma in tutta la storia del genere umano... mentre in ogni singolo si trovano caratteri messi in rilievo dalla contraddizione con quelli di altri. Le concezioni di «spirito» delle filosofie tradizionali, come quella di «natura umana» trovata nella biologia, dovrebbero spiegarsi come «utopie scientifiche» che sostituirono la maggior utopia della «natura umana» cercata in Dio (e gli uomini -- figli di Dio) e servono a indicare il travaglio continuo della storia, un'aspirazione razionale o sentimentale ecc. È vero che tanto le religioni che affermano l'eguaglianza degli uomini come figli di Dio o le filosofie che affermano la loro uguaglianza come partecipanti della facoltà di ragionare sono state espressioni di complessi movimenti rivoluzionari (la trasformazione del mondo classico -- la trasformazione del mondo medioevale) che anno posto gli anelli del sviluppo storico.
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